QUESTIONSLAM: interviste sul poetry slam italiano.

 

Una nuova rubrica a 27, rue de Fleurus per parlare di poesia!

Ci occuperemo di indagare il poetry slam italiano che negli ultimi anni ha dato nuova linfa alla nostra poesia. Gli intervistati ci daranno delle risposte sulla natura dello slam, sulle scene e sul futuro di questo modo di fare poesia. La prima intervista è dedicata al poeta Max Ponte.

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SLAM: ISTRUZIONI PER L’ USO. INTERVISTA A MAX PONTE

Max Ponte è poeta, scrittore e ricercatore, e si occupa da anni di poetry slam. Attualmente coordina, con Bruno Rullo, SLAM ITALIA, Rete Italiana di Poetry Slam. L’organizzazione promuove un campionato nazionale di poetry slam.

Apro Facebook e da molti giorni leggo post sullo SLAM. Ma cos’è?

Lo slam è una gara poetica e un format vero e proprio nato nel 1986 negli Usa grazie a Marc Kelly Smith. Il poeta sale sul palco performando brevi poesie di non più di 3 minuti e viene votato da una giuria pubblica, quindi non di specialisti o critici ma delle persone presenti, spesso assolutamente lontane dal mondo letterario. La capacità dello slam è di rilanciare, attraverso l’antica soluzione della competizione, la poesia. Il confronto è in realtà una scusa per creare una condivisione dell’esperienza poetica,

Il regolamento cosa prevede?
Il concorrente, detto slammer, è un poeta che deve unire la migliore scrittura poetica alla migliore performance. Quindi più della dizione (non siamo a teatro) conta la forma vocale e corporea che il poeta conferisce alla sua creazione. Il regolamento dello slam prevede che non si usino oggetti o costumi di scena. Il poeta può però relazionarsi al pubblico ponendo domande o chiedendo di ripetere alcune parole.

Quante persone partecipano allo slam?
I poeti invitati possono essere fino a 18 per quanto riguarda attualmente il nostro campionato, che punta molto all’inclusione. Le persone presenti, come pubblico, sono un numero eccezionale per la poesia, considerato che sono un pubblico vero, attivo e votante. In alcuni slam siamo andati oltre ai 100 spettatori, dipende dalle occasioni e dalla capienza dei luoghi che ospitano le gare.

Come va lo slam in Italia? Qual’è la tua esperienza personale?
Lo slam in Italia, arriva tardi, ufficialmente nel 2001 grazie a Lello Voce. Ma da tempo ormai era in giro per l’Europa e il film SLAM, di Marc Levin (1998), aveva già contribuito a far conoscere questa forma poetica ad un largo pubblico.
Ho incominciato ad occuparmi di slam partecipando come poeta alle gare con il collettivo Sparajurij (che fondai all’Università di Torino e che seguii per qualche tempo, siamo negli anni 2001/2004). Dopodiché ho intrapreso altri progetti, continuando a fare poetry slam a Torino e in Piemonte. Ho condotto alcuni poetry slam italofrancesi in collaborazione con la Primavera dei Poeti, ho lanciato uno slam di Natale (di cui parlò anche Radio 3 nel 2007), sino ad arrivare nel 2012 con la nascita del Murazzi Poetry Slam, che da tre anni a questa parte è diventato un poetry slam molto importante, contribuendo alla nascita di altre realtà.
Il Murazzi Poetry Slam è nato in un’area, quella dei Murazzi di Torino, in piena riqualificazione, un luogo molto suggestivo, che ha accolto slammers noti e meno noti, facendo conoscere questa modalità poetica a molte persone.
Ho partecipato nel 2013, come promotore e fondatore, alla nascita della prima organizzazione “federale” italiana dedicata al Poetry Slam, la LIPS, di cui sono stato segretario. Uscito da questa esperienza, che mi è parsa a dir poco inadeguata nel suo complesso, ho creato con Bruno Rullo una nuova realtà nazionale che ora si chiama SLAM ITALIA, un campionato nazionale con date in tutto il paese ma non solo. SLAM ITALIA è una rete di poeti, appassionati e di persone che fanno poesia per portarla ad un’ampia condivisione. Si tratta di un’organizzazione molto snella, che conosce poco la burocrazia e molto la passione di fare, dialogare e vivere la poesia. Io e Bruno coordiniamo un progetto orizzontale, aperto, indipendente. Era quello che volevamo.[cml_media_alt id='1400']image[/cml_media_alt]

Ma non mi hai detto come va lo slam in Italia!
Hai ragione. Io penso che chi si occupa di slam in Italia faccia troppo l’errore di storicizzare, entrando in dibattiti sterili, ed evitando di analizzare con lucidità la situazione italiana. La realtà è che il poetry slam in Italia non è mai decollato. Almeno fino ad ora, e c’è la smania di entrare a far parte di questo fenomeno che ha del rivoluzionario. Per far decollare lo slam e la poesia in Italia bisogna poetare più che blablare, fare poesia e agire sul territorio. Insomma è necessario lavorare, e seriamente, e poi si vedrà. Temo che molti vogliano arrivare alla notorietà prima ancora di fare qualcosa di concreto. Non abbiamo bisogno di nuove stars, o acrobati in grado di osservare solo il proprio ombelico, abbiamo bisogno di una nuova generazione di poeti ed intellettuali pronti a fare la differenza e contribuire alla crescita del nostro paese.

Come possiamo fare a partecipare ad uno slam?
Attualmente esistono due campionati nazionali in Italia, lo dico per chiarezza, quello di SLAM ITALIA e quello della LIPS. Di solito ci si candida mandando una poesia a chi organizza. Per quanto riguarda SLAM ITALIA trovate tutte le indicazioni alla nostra pagina Facebook e abbiamo un calendario aggiornato con tutte le prossime gare. SLAM ITALIA si è dotata anche di una web radio per trasmettere anche in diretta alcune gare. Vogliamo portare lo slam dove non è arrivato prima.

Parlami di una esperienza di slam che hai vissuto.
Ricordo con affetto l’ultimo slam a cui ho partecipato come spettatore a Roma. Si tratta dello slam organizzato da Claudia D’Angelo al Lettere Caffè di Trastevere. Vorrei chiarire che io e Bruno Rullo non partecipiamo alle gare del campionato che coordiniamo perché non ci sembrerebbe giusto mettere assieme troppi ruoli. Lo slam è un gioco ma deve avere anche delle norme etiche. In ogni caso sono stato al Lettere Caffè per godermi questo spettacolo e leggere una poesia fuori concorso in questa gara romana di SLAM ITALIA. Claudia D’Angelo, era il 28 di settembre, ha condotto uno slam eccezionale con più di 20 poeti fino a tarda notte. Ma ciò che più mi ha commosso sono stati i racconti dei poeti che la seguono da tempo. Da dieci anni a questa parte Claudia riesce a tenere assieme, quasi a domare, un contesto sociale e culturale, non facile. Dove sono presenti persone di tutte le estrazioni, anche ai margini e con difficoltà. Lo slam di Claudia forse non rispetta alla lettera le regole ufficiali, perché la conduttrice è assai istrionica e a volte sopra le righe, ma questa iniziativa è davvero autentica e rispecchia lo spirito dello slam, quello di promuovere l’inclusione, la coesione sociale, di dare a tutti la possibilità di esprimersi e migliorare, come direbbe Marinetti, la vita quotidiana con le innumerevoli feste dell’arte.

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Max Ponte – L’ intervista –

Ilaria Giacobbi

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