EPIFANIE EPIFONIE

 Giuseppe Bosich & Antonio Agriesti

“ Lo affermo risolutamente. Semplicemente sono nato così, col bagaglio composito che ha favorito le mie in invenzioni e intuizioni, scavate nella mia propria miniera interiore dove ho attinto immagini, tratto emozioni, distillato pensieri.”

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Le opere di Giuseppe Bosich ci pongono di fronte alla sua peculiare varietà di modi creativi, che genera strade diverse e inaspettate, per indagare la surrealtà. L’artista sembra attingere all’inconscio e al sogno tramite la tecnica del dettato automatico e delle libere associazioni, utilizza una scrittura che dà voce all’ininterrotto flusso psichico, come gli artisti surrealisti giunge ad un analogo risultato con metodologie necessariamente diverse. Assistiamo ad una decontestualizzazione degli oggetti e all’accostamento incongruo o casuale di figure prive di connessione logica, ogni cosa è ripresa e rielaborata, anche sotto le suggestioni dei meccanismi onirici. Davanti alle opere di Bosich lo spettatore vive una sorta di spaesamento e di schock percettivo considerato indispensabile per accedere alla dimensione surreale in cui i dipinti proiettano lo spettatore.

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Attraverso i principi e le tecniche dell’automatismo e del caso sembra rivoluzionare non solo il linguaggio poetico e artistico, ma il mondo stesso, liberandolo dal conformismo borghese, dalle ingiustizie sociali, dai tabù e dalle ipocrisie della morale cattolica. La pittura di Bosich è carica di progettualità e di intenti positivi: suo obiettivo è l’emancipazione dell’individuo, oppresso e omologato dalla società, cui restituire la capacità di immaginare un mondo diverso dando spazio alla dirompente forza del desiderio e scoperchiando l’oscura realtà dell’ inconscio psichico.

Follia, allucinazioni, fantasia, sogno, territori dell’immaginario e serbatoi di energia che sembra liberare per varcare la soglia di un reale sentito come fosse una costrizione storica e accedere alla sua realtà, sulla dimensione nella quale si afferma la totalità dell’essere.

Pur se apparentemente surrealiste le opere di Bosich hanno spesso un carattere visionario che realizza il principio estetico caro ai poeti che teorizzavano “la bellezza dell’ incontro casuale di un ombrello e di una macchina da cucire su una tavola operatoria”.

L’arte di Giuseppe Bosich ci pone di fronte alla sua peculiare varietà di modi creativi che genera strade diverse e inaspettate che ci conducono nella (sur)realtà dell’ artista fatta di costruttivismo, spaesamento iconico, fantasie oniriche di natura sessuale. Molti sono i riferimenti all’inconscio e altrettante le citazioni surrealiste, porta in sé in modo mirabile anche gli elementi della cultura di Ernst e la metafisica di De Chirico… ma il prodotto artistico può essere comparato è possibile, ma non riferito. (…) non sono possibili riferimenti a “padri”; piuttosto a “Madri”.

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Osservando attentamente i dipinti si resta immediatamente colpiti dalla successione allucinante di immagini contraddittorie che si sovrappongono le une alle altre con la persistenza e la rapidità dei ricordi dell’anima. Le silhouettes delle figure antropomorfe accrescono i caratteri metamorfici della natura, sembrano essere delle figure corporee che si “svolgono” sinuose in altezza oppure sembrano adagiarsi sensualmente sul fondo della tela. La visione di insieme di ogni dipinto richiama ossessivamente lo sguardo dello spettatore su una scena di una visione micro percettiva, proiettata però non verso l’esterno della realtà ma verso l’interno delle associazioni irrazionali.
Giuseppe Bosich reinventa le forme degli organismi viventi, assorbendole in uno spazio misterioso, in parte segnato da un piano geometrico che si spinge nella profondità, in parte al di là di questo da un vuoto nel quale echeggia l’immensità buia ma vitale dell’universo: ogni dipinto rivela la capacità dell’artista di perseguire con la sola inventiva pittorica la rappresentazione delle forze profonde che agiscono nell’intimo dell’esistenza.
Si avvale in parte di procedimenti figurativi automatici, in parte dei poteri espressivi maturati dal suo intenso vissuto, sonda con la pittura e rappresenta il continuo divenire della vita, cerca di penetrare all’interno il processo vitale, che pensa e sente come intriso di contrari complementari di vita e morte, di bene e male. Porta all’estremo la sensibilità del suo essere, della sua anima e radicalizza l’apertura alle forze inconsce, mettendo in crisi l’identità di ciò che ogni essere umano vive egli coinvolge fino infondo anche l’identità dell’io dello spettatore.

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Bosich opera una sorta di astrazione mentale a distanza dalla sensorialità immediata della pittura: il turbine del coinvolgimento fisico ed emozionale nel linguaggio di ogni opera ha origine dalla proiezione dell’artista verso le forze inconsce si impone di andare oltre il razionalismo formale. Tuttavia quella mediazione mentale dei segni della pittura è la condizione per un riassorbimento estremo della fisicità esistenziale all’interno del linguaggio figurativo. Dentro le trasparenze dei piani geometrici, che formano le strutture astratte della rappresentazione, appaiono immagini, figure e varietà di elementi iconici: seni, piedi, volti, foglie, farfalle… segnali inquietanti della linfa umana, del sangue. Questa componente lineare e figurativa, che travalica l’ordine, giunge alla pittura di Bosich ma anche agli altri tipi di lavori scultorei dall’ irregolarità istintiva e sensitiva dell’ inconscio dell’ artista; la matericità si afferma rapidamente come una componente essenziale della sua produzione insieme all’ espressione automatica, produzione che si mostra segnata da una proiezione esistenziale piena, appunto, di tracce fisiche.

Epifanie (o Epifonie) rappresenta tutto questo ma molto di più. Scritto a quattro mani dallo stesso Giuseppe Bosich con Antonio Agriesti, edito da Associazione Amici dell’ Arte, il libro illustra (attraverso le parole di Agriesti e la produzione pittorica dell’ artista) la vita di un pensatore che si esprime per immagini.

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Immagini che ti prendono per mano e ti accompagnano in un viaggio all’interno di un Io che abita una dimensione altra, parole che, se bene interpretate traducono le immagini: due linguaggi diversi per una sola ARTE, quella di Giuseppe Bosich.
Un libro che non può essere semplicemente definito biografia, Epifanie è molto di più: un testo dal sapore avanguardista intriso di neologismi, figure retoriche, termini onomatopeici, uno stile letterario dai toni surrealisti con citazioni letterarie alte riflesso della vita di Bosich e che, dunque, mantiene lo stesso registro degli argomenti trattati.

Se mettessero in un sol mucchio i cuori disseccati sotto terra e se vi dessero fuoco, chi saprebbe dire quanti colori avrebbe la fiamma?

Fortunato colui che ne trova risposta.

Ilaria Giacobbi

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