Tu lo conosci Botero?

In esposizione a Roma il grande Maestro.

Il percorso artistico di Fernando Botero, oltre 50 anni di carriera del Maestro dal 1958 al 2016, viene riproposto in occasione del suo ottantacinquesimo genetliaco, attraverso una serie di capolavori (circa cinquanta) esposti presso l’ Ala Brasini del Complesso del Vittoriano.

Ilaria Giacobbi, in esclusiva per Morsi d’ Arte e Latinos on Television ha visitato la mostra e, in attesa della messa in onda, lo racconta in anteprima.


Fernando Botero, artista colombiano nato a Medellín nel 1932, ha reso il suo stile e il suo linguaggio pittorico unici improntando tutto sulla dilatazione delle forme e dei volumi in una ricerca perenne di armonia compositiva.
Attraverso le opere di Botero si entra in una dimensione altra, onirica, dove si resta pervasi da una nostalgia che si mescola allo smarrimento: i soggetti imponenti dominano le tele, le immagini assumono il ruolo di pretesto, in un ritmo di volumi colorati armonicamente disposti; anche la prospettiva è usata in maniera funzionale per conferire un equilibrio generale.
L’ artista conduce l’ osservatore in un viaggio a ritroso nella cultura delle proprie origini, nei ricordi mai sopiti della sua gioventù, della sua terra con la quale c’ una comunione totale: il legame con la Colombia e il Sud America è palesato attraverso l’ uso dei colori e nei soggetti, tutto è legato alla cultura e alle tradizioni del suo popolo (Sala della “Politica”).

“Non si può dipingere se non esiste una forte relazione tra un soggetto e il suo proprio animo.”


Nelle opere di Botero vive il temperamento latino-americano, nella sua pittura è presente una radicata dimensione popolare che palesa il legame con la propria cultura, punti di riferimento l’ arte precolombiana, l’ artigianato e la scultura popolare, lo stile barocco coloniale ma senza tralasciare la pittura muralista messicana (e il suo sentimento identitario): obiettivo della sua pittura è ridestare lo spirito delle sue origini e della storia della gente latino-americana (Sala “Vita Latino Americana”).
Anche se è innegabile, quindi, il rapporto di Botero con la terra natia, i costumi e le tradizioni, egli non è un artista etnico, folcloristico in ogni creazione troviamo condensati gli elementi della sua cultura con quella occidentale (riprova del suo essere uomo cosmopolita), ai quali si aggiungono quelli desunti dallo studio di artisti come Velasquez e de Zurbarán, ma anche dei pittori italiani (Giotto, Masaccio, Piero della Francesca…). Ogni creazione è alimentata dal gusto per il fantastico e la dimensione fiabesco/onirica, pur conservando l’ immediatezza e la forza narrativa del suo retaggio culturale ogni elemento è andato raffinandosi.

L’ artista attinge al passato come un grande serbatoio stabilendo un rapporto di continuità con il presente anche quando “rivisita” i grandi Maestri del passato, ( Sala “Versioni da antichi Maestri”) non copia ma li “traduce” con l’ espressione tipica del suo fare pittorico, la dilatazione delle forme; lo stesso principio è applicato alle nature morte (Sala delle “Nature Morte”) ispirandosi a Cezanne e alle composizioni concepite nel Seicento da F. de Zurbaran rende ogni cosa nella stessa armonica maniera. Oggetti enormi. Inconfondibilmente realizzati da Botero.
Anche la religione trova spazio nella produzione pittorica dell’ artista e svolge un’ importante ruolo perché parte della tradizione. Pur non essendo religioso più volte sceglie di rappresentare soggetti che a questo contesto appartengono collocandoli in una dimensione surreale, di sospensione, riflettendo un mondo in cui la realtà sconfina sempre nella fantasia, fino ad essere da essa plasmata. I soggetti maestosi ed imponenti troneggiano composti negli abiti talari (Sala della “Religione”).
Tutte le figure, pur essendo deformate, non si presentano grottesche all’ occhio dello spettatore, non c’ è comicità caricaturale, in una grossezza mostrata senza ostentazione e volgarità, ma quasi una velata malinconia. Volti come maschere che non cercano il contatto visivo con chi osserva.
Il circo, già scelto come tema da Artisti come Picasso, Lèger e Chagall, è riprodotto su tela in tutta la sua essenza anche da Botero (che scopre in Messico dove trascorre lunghi periodi invernali), una serie di quadri, ad esso dedicati, mostrano il fascino esercitato dal mondo circense, dai suoi colori e dal nomadismo che si traduce in poesia: la dimensione favolistica per eccellenza, magica e surreale, “un soggetto magico e senza tempo”. (Sala del “Circo”).
L’esposizione si articola come un percorso in cui sono sapientemente disseminati dall’ artista, all’ interno di ogni opera, tracce e indizi che portano l’ osservatore a sentirsi parte delle stesse, coinvolto emotivamente in una sintonia emozionale.
E quando un’ opera d’ arte, attraverso l’ occhio, giunge all’ anima di chi la osserva… può definirsi tale.

Ilaria Giacobbi 

In esposizione dal 05.05.2017 al 27.08.2017 Fernando Botero presso Complesso del Vittoriano – Ala Brasini sotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, con il patrocinio della Regione Lazio.
Organizzata e co-prodotta da Gruppo Arthemisia e MondoMostreSkira, è curata da Rudy Chiappini in stretta collaborazione con l’artista.

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