GARBITCH SALE: un’ installazione di Rakele Tombini al Rome Art Week 2017

Curatore: Ilaria Giacobbi per Morsi d’ Arte

 

Agli inizi degli anni sessanta in USA esplode il fenomeno della Pop Art, caratterizzato dalla tendenza ad utilizzare oggetti e materiali visivi legati al mondo della popolar colture: il travolgente successo ha origine dalla natura del suo linguaggio, capace di interessare un pubblico molto vasto per i suoi continui ed espliciti richiami all’ immaginario popolare, alla sfera commerciale. Un fenomeno artistico che si poneva oltre le avanguardie ma di esse si componeva, quando tutto era già stato detto ma il mondo continuava a cambiare così rapidamente e l’ arte non poteva restare a guardare, anzi veniva stravolta all’ interno: pittura, fotografia, design, illustrazione, cinema e video realizzati in serie come prodotti commerciali; si accorciano le distanze tra l’ arte “alta” dei grandi pittori e quella “bassa” della comunicazione, dei fumetti e della pubblicità.

La Barbie, la Coca Cola, le Marylin, Red Elvis, le Jackie, le Zuppe Campbell’s , soggetti scelti per l’ impatto e l’ immediatezza della riconoscibilità, che siano essi personaggi dello star system, prodotti commerciali, fatti di cronaca e gossip.

Nel 1959 la fashion doll Barbara Millicent Roberts (nome completo della bambola Barbie) viene messa in commercio come “giocattolo di massa”: forme sinuose, sensualità e fascino delle grandi dive americane, simbolo di un cambiamento sociale ed epocale. Eternamente bella, eternamente perfetta, rappresenta la donna a cui tutto è possibile, spogliata degli abiti di “mamma e casalinga” palesa il suo essere all’ interno della società attraverso l’ outfit: “cambia i tuoi abiti sul palcoscenico della vita, puoi essere la donna che vuoi, ma essenzialmente una Barbie”. Una Super Star che detta la moda e lo stile, musa di artisti e stilisti come Dior, K. Lagherfield, C. Klein, Ralph Lauren, Valentino, Armani, è la prima bambola adulta che si consacra nell’ immaginario collettivo come regina della cultura Popular, perché di essa ne è continuamente filtro e immagine riflessa.
Andy Warhol con il suo “occhio Pop” ne coglie l’ essenza e la sua valenza socio/antropologica consacrandola ufficialmente, con due opere, come Icona (di se stessa).

In occasione del ROME WEEK ART 2017 Morsi d’ Arte continua il suo progetto di sperimentazione artistica: lo spazio espositivo diventa luogo d’ elezione, una Factory in cui gli artisti operano come in una grande bottega medievale. Un’ officina dove tutti sono mossi da un intento comune, l’ Arte in divenire, riflesso/manifesto di ogni epoca, esaltandone il rapporto dialettico con lo spettatore.

 

GARBITCH SALE.

Attraverso tecniche di derivazione avanguardista e ispirandosi al mondo della popular imagery
Rakele Tombini realizza GARBITCH SALE, a partire da GARBITCH (BE POP), un’ installazione concettualmente POP nel linguaggio e nel contenuto: l’ artista sceglie come soggetto/oggetto della sua creazione la dimensione fantastica di Barbie, icona di quella popular colture che si colloca nel mezzo di una frattura sociale fra il pre & post plastica.
In bilico tra rappresentazione e verità, Rakele Tombini realizza installazioni che sono ambientate, come set cinematografici, in “frammenti” di interni (o di esterni) costruiti con mobili, oggetti di uso comune “prelevati” direttamente dalla vita quotidiana delle donne, prima di essere gettati nell’ immondizia, per poi essere “barbizzati” con l’ uso della vernice rosa shocking (l’ utilizzo del colore appare intrinseco alla consistenza materiologica).
L’ artista propone “complessi plastici”, con l’ implicazione cromatica del rosa accentua il parallelismo tra Barbie e GARBITCH, costituzioni esplicitamente oggettuali in cui istituisce o compone elementi esistenti che dialogano con l’ ambiente esterno: l’ opera d’ insieme risulta essere data dall’ espansione dell’ intervento plastico-pittorico alla totalità ambientale di uno spazio.

Rakele Tombini con Gabritch non opera un confronto a distanza ma agisce entro la componente denotativa del linguaggio artistico (e non): questo risulta essere il modo di costruzione strutturata della espressione-comunicazione visiva, istituito dall’ artista, per forza connotativa personale, creativa, trasformando la contestualità con la quale si confronta e che utilizza.

La galleria diventa un supermarket e l’ opera d’ arte scende dal piedistallo, si assiste ad un spostamento concettuale del suo reale valore: la creazione non viene più celebrata ma, poiché oggetto POP
desunto dalla quotidianità, assimilato a merce, (s)vendibile sullo scaffale di un supermercato.

Lo spettatore è parte integrante dell’ installazione, Rakele Tombini osa, ironizza, come un silente regista costruisce un set cinematografico, apparentemente senza attori. Un supermercato dove il fruitore diventa componente attiva della svendita (dell’ opera) d’ arte. Non più un futuro in cui ognuno sarà famoso per quindici minuti, ma un presente in cui le Icone sono svendute ed essere POPular è solo una questione di #like.

Con GARBITCH SALE da un lato si assiste al tentativo di rinsaldare il rapporto tra arte e vita, trascinando la seconda nella prima, in una condizione di reciprocità; dall’ altro, alla riflessione sul senso e sulla destinazione dell’ opera d’ arte e sui caratteri della comunicazione visiva.

Testo Critico

Ilaria Giacobbi

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