“Il cielo sopra Roma”: l’ opera provocatoria di Caterina Saracino approda alla XII BIENNALE DI ROMA.

In esposizione alle Sale del Bramante fino al 29 gennaio.

Caterina Saracino, giunge alla XII BIENNALE D’ ARTE DI ROMA dopo la fase preselettiva romana: terza classificata alla collettiva “Tappa di Selezione Rione Monti” curata da Ilaria Giacobbi per Morsi d’ arte. 

Nome d’ arte ARLI: artista classe 1988, nasce e si forma artisticamente in Basilicata. Contaminata dalle altre culture realizza opere POP concettualmente (non) astratte: l’  Arte viene da lei concepita come un’ esperienza impulsiva e liberatoria. L’ artista, svincolata da ogni formalismo accademico, mette in luce la sua acuta sensibilità attraverso il segno pittorico al quale combina l’ uso di oggetti prelevati dal quotidiano, quasi ad affermare prepotentemente il suo esserci all’ interno dell’ opera.

Il cielo sopra Roma.
Ispirata nel titolo, (ma forse anche nel contenuto), al celebre film di Wim Wenders “Il cielo sopra Berlino”, l’ opera provocatoria di Caterina Saracino approda alla XII BIENNALE DI ROMA.

L’ artista sceglie di rappresentare Roma, osando, focalizza la sua attenzione su quanto  di una città “non sua”, silente, ha visto, percepito, “raccolto”, sotto un cielo in cui è possibile smarrirsi: un’ opera che nella sua essenza si compone di riferimenti e citazioni alte ma che si fa veicolo di un’ esperienza percettiva ed emotiva personale ed intima.

Caterina Saracino osserva, memorizza e preserva la realtà (circostante), quasi invisibile e impercettibile si muove tra le strade della capitale come i due angeli protagonisti del celebre film che abitavano a Berlino prima della nascita del genere umano. Come nel film lo spettatore é condotto ad un’ amara riflessione sul passato/presente/futuro: non un’ opera di denuncia ma una traduzione artistica in cui il colore comunica un’ avventura interiore e quasi religiosa amplificata dal “vissuto” del materiale di rifiuto.

La tela viene suddivisa verticalmente in tre fasce, sommariamente simmetriche e rettangolari, composte da campiture di colore azzurro (in più gradazioni cromatiche, sfumato con tinte trasparenti e luminose), steso energicamente e svincolato da ogni costrizione figurativa e narrativa diventa veicolo di una sensibilità, quella dell’ artista, che riesce a sfiorare quasi il misticismo.

Il rettangolo centrale, che sembra essere ricoperto da un freddo alone, quasi biancastro, posto in contrasto con le fasce laterali più scure, viene realizzato attraverso un complesso gioco di velature che ne esaltano la qualità palpitante e quasi gassosa delle tinte. Caterina Saracino rende instabile il semplice schema geometrico attraverso la ricchezza dei passaggi tonali sapientemente bilanciati, con un calcolato rapporto tra luminosità e ampiezza delle tinte, che sembrano fondersi tra loro, innesca una coinvolgente sensazione di vibrazione spaziale. Schizzi di colore giallo squarciano la tela, a ricordare I raggi del sole.

Su questo fondo l’ artista applica metaforicamente la spazzatura delle strade di Roma: preservativi, il loro involucro, mozziconi di sigarette diventano sinonimo dei rifiuti abbandonati, di una città pattumiera, usa e getta, un po’ prostituta ma tanto femmina (un Tampax applicato nella parte alta della tela ne qualifica la sua essenza femminea).

Una fascia di spine, solitamente utilizzata per scacciare i piccioni dalle finestre, collocata in basso per tutta la lunghezza della tela, completa l’ opera e ne amplifica il suo significato: “Il cielo sopra Roma”, da una finestra. Quella dell’ artista.

Testo critico

Ilaria Giacobbi

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