Donna come Venere: l’ omaggio pittorico di Otello Rufo alla figura della donna.

 

Apriamo la settimana dedicata alla #donna con l’ omaggio pittorico di Otello Rufo.

Venere come Donna.

In esposizione all’ interno della collettiva 2(be)ART HOMEGALLERY (virtual) EXHIBITION e sulla #virtualgallery

L’ opera nel testo critico Ilaria Giacobbi

Sognare, desiderare, ardentemente… Perché solo così quel sogno di (un) Amore diverrà realtà.
Enigamaticamente incontrarsi in questa dimensione, ricongiungersi, perché per molte vite c’ é un solo amore… che il tempo lo attraversa per poi risorgere sempre, come una Venere dal nulla delle macerie.
Amarsi oltre gli oceani del tempo, in una dimensione altra dove tutto perde importanza: il cuore riconosce quello che l’ intelletto non coglie.

Otello Rufo fonde l’ elemento mitologico del soggetto (La Venere Esquilina) a quello metafisico della collocazione spazio temporale, ad essi unisce l’ elemento esoterico (la piramide) sintetizzando la sua essenza di Amore.

L’ artista divide la tela attraverso il colore in due sezioni orizzontali: sulla parte sinistra dal fondo nero sceglie di collocare la Venere Esquilina, in omaggio alla città di Roma dove la statua fu ritrovata ma che da studi recenti si pensi sia Cleopatra, di profilo che osserva una piramide (posta su fondo arancione).

 

L’ uso di cromie contrapposte, stese sul fondo della tela in maniera compatta, determina la collocazione metafisica dei soggetti che, enigmatici, sono posti sulla scena in cui convivono elementi diversi… Ma solo in apparenza. La Piramide, simbolo di luogo designato all’ ascensione, una scala per la salita verso il cielo, ma anche tomba di Faraoni, contiene nel suo interno la perfezione data dai numeri e dalle figure geometriche che la compongono ( La base della Piramide è un Quadrato, che esprime il perfezionamento; Il 4 raddoppiato diventa 8, il numero di Thoth, della Conoscenza. Due quadrati formano un rettangolo, o quadrolungo, simbolo dello spazio organizzato, creato e sacralizzato).

Il tono del dipinto, silenzioso e quasi onirico, genera spiazzamento nello spettatore, effetto volutamente creato dall’ artista per riportare il concetto in una dimensione trascendete rispetto alla realtà quotidiana.

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