Venere e Adone: dalle Metamorfosi di Ovidio a quelle di Lorenzo Stea

Lorenzo Stea realizza una serie di opere pittoriche che si ispirano al mito, in questo caso attinge (liberamente) alle Metamorfosi (da μεταμορϕόω cioè “trasformare”) di Ovidio, vivifica il mito di Venere e Adone attraverso il suo linguaggio criptico fatto di simboli che nascondono il vero significato dei suoi intenti. I dipinti hanno come soggetto un gruppo scultoreo di matrice neoclassica, (chiara la citazione all’ opera del Canova “Venere e Adone”), collocati in una dimensione fantastica e visionaria.
Per il principio dell’ εἰρωνεία i soggetti di Lorenzo Stea si camuffano, si travestono lasciando lo spettatore in uno stato di spaesamento iconico: l’ artista colloca i soggetti in uno status di mistero e sospensione, tipici della pittura metafisica, ma é nel surrealismo che trova la sua compiutezza: in una sur/realtà dove niente é ciò che sembra.

Nel testo critico di Ilaria Giacobbi

I dipinti di Lorenzo Stea fanno parte di una serie di lavori che reinterpretano il mito in chiave pittorica al quale aggiunge una rivisitazione delle sculture classiche. Doppio è l’ approccio alla pittura di Stea: l’ aspetto visivo comunica con immediatezza l’ esperienza e la valenza tecnica dell’ artista ma, al contempo, va evidenziato che è presente una stratificazione di contenuti sottesi attraverso una serie di simboli e “significanze”che aprono la strada a più interpretazioni. Nelle opere di Lorenzo Stea si palesa un’ enigmaticità che si presta a molteplici letture intrecciando riferimenti all’ iconografia classica, a quella sacra, alle tematiche erotiche-amorose e alla scienza alchemica.
L’ uomo, con la sua necessità di trasformare l’ aspetto naturale in quello spirituale, come il piombo in oro: oro della materia, oro dello spirito.

Lorenzo Stea realizza una serie di opere pittoriche che si ispirano al mito, in questo caso attinge (liberamente) alle Metamorfosi (da μεταμορϕόω cioè “trasformare”) di Ovidio, vivifica il mito di Venere e Adone attraverso il suo linguaggio criptico fatto di simboli che nascondono il vero significato dei suoi intenti. I dipinti hanno come soggetto un gruppo scultoreo di matrice neoclassica, (chiara la citazione all’ opera del Canova “Venere e Adone”), collocati in una dimensione fantastica e visionaria.
Per il principio dell’ εἰρωνεία i soggetti di Lorenzo Stea si camuffano, si travestono lasciando lo spettatore in uno stato di spaesamento iconico: l’ artista colloca i soggetti in uno status di mistero e sospensione, tipici della pittura metafisica, ma é nel surrealismo che trova la sua compiutezza: in una sur/realtà dove niente é ciò che sembra.

Stea (re)interpreta il mito di Venere e Adone dipingendo il momento che sarà il congedo, prannunciante l’addio, di Adone che nonostante gli avvertimenti della dea decide di partire per una battuta di caccia. E questa gli sarà fatale. Il giovane, nell’ iconografia tradizionale, tiene, per questo, in mano il dardo con cui colpirà il cinghiale mentre ai suoi piedi, in posizione di attesa, troviamo il suo fedele cane da caccia.
Nelle opere di Stea assistiamo ad una metamorfosi (nelle/delle metamorfosi): lo stesso soggetto collocato in una dimensione surreale, al quale vengono modificati gli attributi iconografici
a corredo. Non più un dardo ma una fiocina perché Adone collocato in un mare di pesci rossi, non più cacciatore come nel mito originario, nella visione onirica dell’ artista diventa un pescatore; non più un dardo ma una pianta generatrice di frutti, bianchi e tondi e tenuta tra le braccia al posto di un’ arma.

Usato come simbolo ricorrente, é costante l’ elemento del “pesce”, fondamentale poiché rappresenta la mandorla sacra nella sua formazione strutturale ma anche simbolo (igneo, e quindi portatore di fuoco) dell’ anima che naviga nel mare della vita.
Stea lo colloca in entrambi i dipinti ma in posizioni diverse manifestando il significato recondito del suo lavoro: in un’ opera è presente un mare di pesci rossi a cui se ne aggiunge uno fluttuante e sospeso nel cielo buio, chiuso in una bolla che allude ad una luna e che da Adone viene indicato; nell’ altro lo ritroviamo solitario nella parte bassa della tela (come il fedele cane nel mito originale) portare dello stesso frutto blu generato dalla grande pianta che incornicia i soggetti (questa volta é lei  ad essere indicata da Adone ).

Ancora una volta il rimando al mito raccontato da Ovidio si palesa come portatore di un significato altro: Adone, frutto dell’unione incestuosa tra Mirra e il padre Cinira, re di Cipro, nacque dall’arbusto nel quale la madre era stata trasformata, condannata ad un eterno dolore.

Il pesce, posto ai piedi dell’albero del mondo, può essere interpretato come l’immagine della potenza vivificante, dell’acqua, portatore di fuoco e di “vita”: si oppone agli uccelli, l’immagine del pesce è associata a Cristo quale precursore dell’era dei Pesci, in molte tradizioni rappresenta delle forze cosmiche (ad esempio, secondo la mitologia giapponese, la terra è un pesce gigante che abita nelle acque del mare; in altre tradizioni il pesce trasporta il sole di notte, e, percorre la sua strada posta nel mare).
Il mito porta alla luce una concezione alta: la capacità di amare è una scintilla divina, e la trasformazione dell’anima attraverso l’amore è un mistero che avvicina a Dio.

È forse ciò che indica insistentemente a Venere?!?

 

In entrambi i dipinti i soggetti sono rappresentati nella stessa postura, anche se è proprio in esse che si discosta da quella originale del Canova: la stessa statua, lo stesso mito rivisitato (chiare e continue le allusioni metaforiche) ma collocati in dimensioni surreali, e al contempo oniriche, diverse.
Una stessa storia che si apre a una duplice chiave di lettura, ogni volta ne é una diversa, l’ artista opera come un alchimista e attraverso i personaggi che sceglie e le sue espressioni simboliche palesa la natura dell’ uomo.

Opere imponenti e maestose che sfuggono ad ogni catalogazione, fondendo la concettualità del progetto con la precisione del disegno: in ogni opera si riallaccia alla grande civiltà figurativa della tradizione italiana, si evidenzia l’ inclinazione del pittore verso un “NEO/classicismo, contemporaneo” (condito di ironia).

L’ esito d’ insieme è quello di composizioni che si presentano con un impianto di gusto rinascimentale. Alla ricchezza delle citazioni dall’ antico fa riscontro uno stile pittorico caratterizzato da pennellate rapide e sottili, preziose velature e raffinate modulazioni chiaroscurali frutto del talento e della maestria di Lorezenzo Stea.

Lorenzo Stea
PSICHE E AMORE ???
(Venere e Adone)
Tempera su tavola
90 x 150 cm
Collezione Privata

Il dipinto, realizzato da Lorenzo Stea, fa parte di una serie di opere pittoriche realizzate dall’ artista che vanno a reinterpretare la mitologia classica in chiave surreale metafisica.
Nello specifico viene ripreso il mito di Venere e Adone tratto dalle metamorfosi di Ovidio.

L’ artista colloca su un piedistallo al centro della tela i due soggetti, Venere e Adone, apportando delle modifiche strutturali alla versione originale della statua del Canova, a cui liberamente si ispira, palesate dalla postura dei corpi. Fluidità del movimento e sinuosità delle forme che si armonizzano nello spazio circostante: grazie al sapiente uso di luce e ombre i corpi sono resi alla perfezione nei dettagli anatomici e nel panneggio delle vesti, riproducendo fedelmente, attraverso la
pittura, l’ effetto luminoso del marmo levigato. Adone, in posizione eretta e fiera, tiene tra le braccia una pianta che genera frutti tondi e bianchi mentre con una mano indica i frutti, tondi e blu, di una pianta che cinge la scena e dona ritmicità all’ azzurro del cielo. Venere sembra poggiarci al corpo dell’ amato, riproduce fedelmente nelle vesti e nei tratti una scultura (neo)classica.
I soggetti sono collocati in una dimensione surreale, i corpi sembrano prendere vita e staccarsi dal fondo azzurro della tela, immersi in un’ atmosfera onirica notturna: osservati da una luna (bianca e tonda) cui specularmente all’ opposto, (nella parte bassa della tela), si contrappone un pesce che tiene nella bocca un frutto blu, anch’ esso tondeggiante.
Costante il richiamo alla rotondità della luna, in ogni sua valenza e significato, non solo visivo.

 

Lorenzo Stea
PSICHE E AMORE ???
(Venere e Adone)
Tempera su tavola
105 x 120 cm
Collezione Privata

Il dipinto di chiara matrice “metafisica/surrealista” ha come soggetto un gruppo scultoreo neoclassico, (riconducibile alla scultura di Venere e Adone del Canova), al quale l’ artista si ispira modificandone gli attributi iconografici e, attraverso il medium pittorico, li colloca in una dimensione spazio temporale altra.
Nel gruppo è Adone la figura dominante, più alto della dea, che assume quasi il ruolo di una colonna, a cui Venere si appoggia mentre ne cinge delicatamente il fianco, il corpo maschile, pur essendo ruotato nella direzione della dea sembra prendere le distanze e il suo sguardo, quasi severo e ammonitore, la fissa negli occhi; con un braccio indica un pesce rosso chiuso in una ‘bolla trasparente (collocata nella parte alta della tela) e sospeso nel vuoto, con l’ altra imbraccia una fiocina. L’ opera nell’ insieme è dominata da armonia e rigore, in un clima di perfetta sospensione ed eternità. Una bellezza idealizzata caratterizza i due corpi, il marmo viene reso plastico attraverso la pennellata tanto che i corpi sembrano prendere vita: l’ effetto chiaroscurale dona loro un effetto realistico, mettendo in evidenza i dettagli anatomici dei corpi, ma anche la levigatura e la lucentezza del marmo tipici di una statua (alla quale l’ artista si ispira).
Il fondo della tela si presenta come suddiviso, orizzontalmente, in due parti: alla staticità del fondo scuro della parte alta si contrappone il movimento dato dalla moltitudine di pesci rossi collocati nella parte bassa. Grazie al sapiente uso di luci e ombre, una linea bianca nella parte centrale, illumina la composizione d’ insieme e, come fosse un’ orizzonte, separa il cielo dal mare.

Ilaria Giacobbi

 

2 thoughts on “Venere e Adone: dalle Metamorfosi di Ovidio a quelle di Lorenzo Stea”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *