Dall’ Austria alla Sardegna attraverso lo studio d

el dipinto di Mariarosaria Spina: LA VENERE STILIZZATA DI WILLENDORF.

Venere di Willendorf    

Venere stilizzata di Willendorff Olio su tela 50 x 40  Mariarosaria Spina
Venere stilizzata di Willendorf
Olio su tela
50 x 40
Mariarosaria Spina

Olio su tela

Misure: 50 cm x 40 cm

Autore: Mariarosaria Spina

“La divinità primordiale fu femmina, una Dea nata da se stessa, donatrice di vita, dispensatrice di morte e rigeneratrice. Univa in sé la vita e la Natura. Il suo potere era nell’acqua e nella pietra, nei tumuli e nelle caverne, negli animali, uccelli, serpenti, pesci, nelle colline, negli alberi e nei fiori.”  Marija Gimbutas.

La Venere di Willendorf fu rinvenuta in Austria nel 1908 dall’archeologo Josef Szombathy in un sito risalente all’Aurignaziano, presso un terrazzo a trenta metri di quota dal Danubio, vicino al paese di Willendorf (località a cui deve il suo nome) risalente al 24.000-22.000 a.C.

Dall’ Austria alla Sardegna attraverso lo studio del dipinto di Mariarosaria Spina: LA VENERE STILIZZATA DI WILLENDORF.

Mariarosaria Spina parte da qui, dallo studio delle similitudini tra la statuina ritrovata in Austria e le più di 133 statuine, di varia tipologia, materia (pietra, osso, argilla) e cronologia che sono state rinvenute nel corso degli anni negli scavi della Sardegna [126 (94,7%) sono femminili, mentre soltanto 5 (5,3%) sembrano essere maschili. Provengono da tombe (50=37,5%), da grotte e ripari (21=15,7%), da abitati (31= 23,3%), dal villaggio-santuario di Monte d’Accoddi (11=8,27%), mentre per le rimanenti 20 statuine (15%) non si dispone di sicuri dati di rinvenimento].image

La sintesi dei suoi studi si trasforma con l’ atto creativo nell’ opera “Venere stilizzata di Willendorf”.

Venere di Willendorf
Venere di Willendorf

Il soggetto del dipinto è, dunque, una sintesi della personale rivisitazione dell’ Artista tra la Venere ritrovata a Willendorf e le facies sarde: la figura femminile si presenta all’interno di questo dipinto con una monumentalità che fa trasparire grandezza e che in qualche modo ci imbarazza, o meglio, ci mette alla prova.
In questa opera sembra si spalanchi una vertiginosa distanza tra il soggetto e la sua interpretazione, la sua celebrazione in pittura. Mariarosaria Spina crea una sproporzione tra la l’ imponenza della figura e la normalità di un corpo di donna, ma non toglie nulla a quella grandezza, a quella monumentalità anzi ne accresce il suo valore: viene innalzata la semplicità del soggetto poichè Dea Madre.

La Venere di Willendorf di Maria Rosaria Spina sembra emergere, quasi apparire, dalle acque del mare: il corpo rivendica la propria concretezza come se si stesse agitando da dentro, e si affida alla nostra interpretazione attraverso la pittura. L’artista utilizza i colori dando loro una valenza simbolica, lo stacco cromatico tra quelli freddi, il fondo blu-celeste tendente al verde acqua e quelli caldi della Venere ne esaltano la monumentalità, riconducendoci alla loro valenza simbolica: il giallo con le sue sfumature simboleggia il sole, il colore del fondo un omaggio al mare della Sardegna.

Venere  stilizzata di  Willendorf  Olio su Tela 50 x 40  Mariarosaria Spina
Venere stilizzata di
Willendorf
Olio su Tela
50 x 40
Mariarosaria Spina

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Il dipinto, dunque, raffigura sicuramente la stilizzazione di un corpo umano di donna, terrestre. Pesantemente terrestre ma anche vagamente e indistintamente: facendo riferimento al concetto di “donna-figura” ci si rende conto che l’artista attinge anche al patrimonio culturale e archeologico della sua terra, la Sardegna.
Nell’ Isola, così come nell’Europa e nel Vicino Oriente, fin dal Paleolitico è fortemente radicato il culto della Dea Madreimage
La Grande Madre rappresenta una divinità primordiale, genitrice e nutrice, la sola a detenere il segreto della vita e l’unica con il potere di trasmetterla, a sua discrezione, agli altri esseri umani, agli animali, alla terra, alle piante. Nelle culture preistoriche, quando forse non era ancora ben chiaro il nesso fra concepimento e nascita, la capacità di dare vita ad ogni singolo individuo e la stessa sopravvivenza del genere umano sembravano dipendere esclusivamente dalla donna che rivelava, in modo concreto, di avere in sé un’energia vitale che l’uomo sembrava non possedere.
Nella cultura antica le statuine femminili e le stele figurate rappresentano la religione della Grande Madre, segni di una energia primordiale che regola l’alterna vicenda della vita e della morte. 

La Venere stilizzata di Willendorf se guardata dunque da più, e diversi, punti di vista si offre allo spettatore con grande energia, quella emanata dal sole, che qui viene resa con le varie sfumature del giallo con cui è dipinto il corpo-figura femminile.

Venere  stilizzata di  Willendorf  Olio su Tela 50 x 40  Mariarosaria Spina
Venere stilizzata di
Willendorf
Olio su Tela
50 x 40
Mariarosaria Spina

Il soggetto, come l’ originale a cui la pittrice si ispira, è una figura femminile steatopigica (con grandi fianchi), rappresentazione di donna  nuda ma che sicuramente non ci riconduce ad una dea della bellezza come le Veneri greche, l’ opulenza della figura appare piuttosto insolita, grassa e con forme femminili molto accentuate; la realizzazione è molto articolata, persino gli organi genitali sono riconoscibili in modo dettagliato; la testa è coperta da un berretto che sembra essere una capigliatura elaborata, il viso manca. Le braccia si appoggiano sui seni molto pronunciati che gorgheggiano di vita, la Dea li protegge, li nasconde tra le mani, come se in essi custodisse un tesoro prezioso; le gambe, prive di piedi, sono corte e grasse.

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Per comprendere meglio la Venere stilizzata di Willendorf di Mariarosaria Spina bisogna tenere conto dei possibili significati simbolici, chiari sono i rimandi ad una donna che in primo luogo è generatrice, dispensatrice di vita: ad essa nella cultura delle antiche popolazioni sarde erano legate le tre fortissime accezioni di vita, morte e rinascita.
Essa aveva la capacità  di risvegliare la terra dopo le angustie dell’inverno, dispensava nutrimento agli uomini con i frutti della natura, sapeva  rendere verdi i prati,  rischiarare i cieli,  riprodurre gli animali. Ma era anche divinità di morte, che accompagnava il trapasso, guidava il defunto nel suo viaggio nell’ oltretomba. È considerata anche  Dea Civetta poichè vigilava sul sonno dei morti. Molte le rappresentazioni di questa divinità della Morte, come quella posta all’ingresso della Domus de Janas di Corongiu, a Pimentel.
Mariarosaria Spina attinge da questi fonti storico/archeologiche della sua terra e dagli studi effettuati che sembrano riscrivere la storia del passato.

L’ artista con la pittura crea un collegamento tra Willendorf e la Sardegna ma sembra dirci tutto ha inizio qui, nella mia terra: ce lo ricorda con l’ utilizzo dei colori caldi del sole sardo, i suoi raggi resi con le pennellate vigorose di rosso. Nelle cromie diverge dall’ originale che fu realizzata in pietra calcarea oolitica (in origine era dipinta con ocra rossa), non presente nella zona di ritrovamento. Il materiale dal quale l’artista sconosciuto del passato ha modellato la sua “Venere” non esiste nella zona di Willendorf, per questo deve essere arrivata sul Danubio proveniente da un altro luogo che però è ancora sconosciuto.

Mariarosaria Spina sembra riportare alla luce questo corpo di donna dallo scavo ma lo indirizza e lo esegue in una qualche dimensione vertiginosa, lo sospinge  e lo consegna alla tela. Vita, Morte, Rinascita il messaggio insito: ancora una volta, come sempre la spiritualità e la simbologia la fanno da padrone nella pittura metafisica della pittrice.

Ilaria Giacobbi

Fonte: Giovanni Lilliu

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Mariarosaria Spina ha partecipato al PREMIO D’ ARTE CONTEMPORANEA ARCIERE con il dipinto La Venere stilizzata di Willendorf,  presidente di giuria Vittorio Sgarbi che di lei ha detto una pittrice che dipinge con il cuore .

Il dipinto è in vendita con trattativa privata, parte del ricavato sarà devoluto ad un progetto di restauro di un sito archeologico Sardo (info ilaria.giacobbi@27ruedefleurus.it)

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