Il paesaggio de “La Gioconda” · Un’indagine iconografica

La Gioconda, la celebre e mitizzata opera del genio indiscusso Leonardo da Vinci, da sempre oggetto di ammirazione e fascinazione, trova la sua ragione di essere soprattutto nell’ alone di ambiguità e nel mistero che la avvolge: Anselmo Rondoni conduce un’ indagine iconografica sul celebre e discusso paesaggio con lo scopo di individuare i luoghi dipinti sullo sfondo. Un viaggio immaginario nel mondo di Leonardo articolato tra “tesi, antitesi e sintesi”.

“Negli ultimi due decenni si è improvvisamente riaccesa la disputa circa l’effettiva natura riguardante lo sfondo (o cornice, fate voi) che contorna la figura femminile del celeberrimo quadro leonardesco de “La Gioconda”. Le più disparate opinioni fiorite al riguardo sembrano oramai convergere su di un preciso, consolidato aspetto: il paesaggio del famoso quadro non è frutto di fantasia o di libera interpretazione dell’artista, bensì la riproduzione fedele e puntuale del territorio da Leonardo più volte osservato e dallo stesso scelto quale ideale contorno al suo capolavoro.”

 

 

Commissionato nel 1503, probabilmente da Francesco del Giocondo ricco mercante di Seta, il ritratto di Monna Lisa rappresenta il ritorno di Leonardo al genere dell’ effige muliebre (già indagato nel periodo milanese) ma soprattutto la summa dei suoi studi, condotti fino a quel momento: “Astrazione emblematica, apparizione concettualmente non naturalistica e all’ inverso supernaturalistica” (M. Rosci)

Leonardo attraverso il rapporto, formale ed mozionale, della figura nello spazio ottiene una sorta di sospensione psicologica, a tratti misteriosa ed inquietante, in cui proietta anche lo spettatore favorendo ogni sua proiezione fantastica: il sorriso nascente, indefinito ed indefinibile, (frutto degli studi anatomici di quel periodo sui muscoli facciali), anima in maniera impercettibile ma con intensità il volto della donna; l’ atmosfera coinvolge totalmente la figura della Gioconda nel misterioso paesaggio, quasi inglobandola ma facendo risaltare la scultorea bellezza del busto.
Nel 1506 quando Leonardo lascia Firenze per Milano, porta con sè l’ opera incompiuta quindi il paesaggio antinaturalistico è probabilmente un aggiunta postuma così come il velo, dipinto sopra con lo scopo di riequilibrare la postura e donare pienezza alle forme.

Nel corso degli anni gli studi condotti su La Gioconda hanno aperto molteplici scenari e ambiti di ricerca, a partire dalla veridicità del soggetto, e molte indagini ancora saranno compiute per un capolavoro che resterà immortale.

Nel libro, Il paesaggio de “La Gioconda” · Un’indagine iconografica, Effigi Edizioni, Anselmo Rondoni pone l’ accento su la questione del mistero del paesaggio  offrendo la sua visione e quindi un’ ulteriore punto di vista.

Testo critico a cura di Ilaria Giacobbi

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