Il sublime nelle opere di Mariarosaria Spina.

“ (…) Per quanto riguarda il sublime possiamo affermare che, per il fatto di poterlo solo pensare, dimostra una facoltà dell’anima superiore.” E Il sublime nelle opere di Mariarosaria Spina si trasforma in proposizioni linguistiche formulate negli esiti della sua attività creativa, intesa quale traguardo comunicativo ed espressivo in surrogabile, nella sua specifica concretezza linguistica, di una conoscenza mistica dell’ antico passato. La personalità individuale dell’artista emerge nella sua elaborazione linguistica specifica, in termini cioè di dinamica evolutiva del linguaggio visivo nei tempi e nei luoghi in cui crea..
Le opere d’arte di Mariarosaria Spina infatti risultano esattamente una manifestazione personalizzata del suo pensiero realizzato in termini di linguaggio visivo. Di una dimensione di pensiero che nella propria compiuta consistenza si manifesta dunque, e perciò esiste, soltanto attraverso la sua determinata configurazione di costrutto linguistico visivo. Quanto ricostruisce attraverso le singole opere è l’impianto comunicativo ed espressivo di tale specifico pensiero visivo. Osservando le opere di Mariarosaria Spina ci rendiamo conto che tutto ciò non risulta essere episodico e occasionale, invece, palesemente organico e complesso, attraverso appunto la riconnessione processuale immaginativa. Il prigioniero atlantideo
Da ogni dipinto si evince che non si può distaccare la personalità dell’artista da una pertinenza di contesto: si rischia di perdere la valenza poetica immaginativa dell’opera stessa, e del suo linguaggio, altrettanto che della creatività del suo autore.
Mariarosaria Spina è un’ artista che si presenta come una concreta entità storico/artistica di “essere e di operare” in factis entro un contesto storico/culturale specifico, localizzato dunque nel tempo come nello spazio, per quanto estensive ne possano comunque risultare, nel suo caso, le coordinate. Sembra dialogare, direttamente o indirettamente, con il passato, il presente e il futuro sublimando così sulla tela la contingenza pragmatica, storica in mera e atemporale poesia.
Il contesto stesso, la Sardegna, è anzitutto un tessuto culturale specifico di individuali determinazioni linguistiche configuratisi immaginativamente nelle relative opere dell’artista. Impensabile scinderla dal suo specifico contesto operativo storico culturale.
Mariarosaria Spina usa un linguaggio che naturalmente ha una propria oggettiva storicità di localizzata condizione storica, riesce a muovere il proprio fare con una intenzione di rompere con qualsiasi esistente dimensione di specifico linguaggio: il suo stile rappresenta un UNICUM, che sembra essere approdato al massimo della sua evoluzione.

Rettabule
I colori ricordano quelli della sua meravigliosa terra, la Sardegna, scaldata dal sole con quel calore che arriva a penetrarti fino all’interno: una predominanza di marrone squarciato dal giallo nel sue varie sfumature, steso con una pennellata ondulatoria che rimanda al profumato vento sardo. Le figure antropomorfe presenti in ogni dipinto sembrano provenire dalle pitture murarie degli antichi uomini preistorici: sagome, profili, volti, presenze divine, attributi iconografici, che appartengono ad una dimensione altra, quasi onirica. L’archeologia nuragica, la cultura della Dea Madre, lo studio delle figure apotropaiche “Facies” vengono trasferiti sulla tela come fossero splendide visioni: Mariarosaria Spina è una ricercatrice dell’ antichissimo popolo degli Shardana.

“ Attraverso l’arte, l’uomo cerca di rispondere al bisogno di congiungersi ad una dimensione spirituale e dare una risposta alla precarietà umana. Sigmund Freud scrisse che fra psicologia e scultura esiste un affascinante legame e sottolinea come entrambe le discipline utilizzassero tecniche di lavoro estrattive.” Prendo in prestito le tue parole: raccontati.

La mia arte nasce da molto lontano, frutto di una mia evoluzione umana e artistica.. che, oggi posso affermare, si palesa in ogni mia creazione. Tutto questo coincide con una sperimentazione continua di più tecniche pittoriche, uso del colore e del rame e tanto altro materiale di reimpiego.
Tutti quanti abbiamo un percorso artistico ed io non mi sentivo più soddisfatta di ciò che realizzavo, la mia evoluzione e maturazione stava per manifestarsi. Allora ho detto basta, mi sono sempre immersa nello studio della cultura degli Shardana, antica popolazione della mia Terra, faccio dei sopralluoghi. I miei cinque sensi e la mia anima iniziano a lavorare in sinergia. La mia Terra Sarda mi parla, mi racconta.. dai suoi colori si estrae l’ oro… Non a caso il giacimento di Fortei é qui vicino.
L’ oro, l’ elicriso, il grano e il sole… Hanno un denominatore comune, il nero sono le ombre.
Ed ecco che inizio ad osare nella raffigurazione, i soggetti dei miei dipinti prendono forma dalla mia mente e sono plasmati dalla mia mano. Quando inizio un’opera prendo una matita e faccio una bozza poi, però, arriva il momento in cui devo usare il pennello e diventa tutta un’ altra cosa: io mi estraneo e creo ciò che avverto e sento a livello ancestrale.

Il giudizio alla bestia - dettaglio -
Il giudizio alla bestiaNon sò spiegare.. Ma avviene, come un flash ed io realizzo. A premessa di tutto faccio differenza tra il disegnare e “mettere su col pennello”: non conosco la tecnica pittorica per realizzare pitture rupestri, da cui mi sento influenzata, perciò prendo un pennello e scavo, continuo a scavare ad ogni pennellata. Come uno speleologo, come un archeologo io scavo, cerco, portò alla luce ma non sulla tela, nell’ interiorità della mia anima per riuscire a trasmettere ciò che ho dentro.
La gioia dell’ atto creativo, la meraviglia della scoperta…

L'albero di Abramo

Tra passato, presente e futuro: i tuoi progetti e le tue realizzazioni artistiche.
Il passato è impresso nelle mie tele, il presente è “in divenire” e il futuro…!?! Beh, sarà dipinto.

Ilaria Giacobbi 

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