Il suono –
seconda parte

Parliamo di... Poesia

Riguardo questo elemento strutturale della poesia, devo dire che è qualcosa di altamente soggettivo. Ciascuno ha un proprio suono che permette la vibrazione delle corde sensoriali. Ricordo, da ragazzo, avevo una chitarra che, mentre parlavo, a volte vibrava, producendo un suono da assonanza che accompagnava la mia parola. La stessa cosa avviene quando si legge una poesia. Certe parole entrano dentro e si pongono sulla stessa frequenza del sentire, producendo vibrazioni che aprono (a volte chiudono) i gate delle emozioni. Ovviamente queste “aperture” o chiusure dipendono anche dai gusti musicali, ma la traccia è la stessa per tutti.


image imagePersonalmente amo le dissonanze e le armonie non prevedibili (armonie fadiste, Bela Bartok, Pink Floyd…) pur riconoscendo la perfezione nelle melodie mozartiane o le incredibili scale di Bach.

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Tornando alla poesia di Francesca mi piace far notare come riesce, pur curando poco il suono (a vantaggio del significato), a rimanere, direi meccanicamente, entro il solfeggio che solo in minima parte vede piccolissime sforature in termini di tempo musicale.
Nella prima, troviamo un leggerissimo “inciampo” musicale nella parola “centesimo” che dovrebbe avere una sillaba in meno (parola piana), messa maggiormente in evidenza dalla parola “scorciato”, nel 5° verso, che vorrebbe, invece, una sillaba in più. Nel 6° verso, osserviamo come la lunghezza della parola “imbalsamare” sia eccessiva e, per rimanere entro i tempi musicali, si dovrebbe accorciare di ben due sillabe, ottenendo anche qui una parola piana.

Ma come andrebbe “corretto” quest’inciampo sonoro?

Mi dice la stessa Francesca che la sua cura, ultimamente, è rivolta ad altro prima che al suono, ma, voglio per un attimo supporre, conoscendo la sua poetica, come avrebbe scritto questa strofa poco tempo fa:

Persa
nei volteggi separati da un
decino, tra le penne salate
e un trasloco accorciato, niente
che imbalsami emozioni

Ovviamente, il mio, è un atteggiamento che mi permetto solo per dare un esempio di quanto scritto prima. E’ chiaro che una poesia va osservata e studiata da innumerevoli punti di vista ma è pure vero che ancora non mi è capitato di leggere la poesia perfetta!

Sonora e ben impostata, la seconda strofa dove ogni battuta ricade nel tempo esatto
mentre, nella terza, una leggerissima sforatura nel primo verso e, altrettante leggera mancanza nel quarto dove andrebbe una sillaba al posto della virgola.
Questi sono piccoli dettagli che, se omessi, non cambiano certamente la poesia nel suo messaggio ma se inseriti, la rendono semplicemente più “orecchiabile”.

Vorrei far notare come scorre il suono in questi versi di Annalisa Distefano

facciamolo
sentiremo il crepitio del cuore
buttiamolo
alla folla di bocche e lasciamolo
parlerà di noi
del sogno che cresce
del tempo che aspetta coriandoli

distribuiti in ordine sparso e senza una misura stabilita, riescono, in lettura, a mantenere una musicalità costante e ben articolata dove il suono scorre fluidamente.
É evidente che non c’è ricerca in questa scrittura, ma istintiva urgenza di esporre una propria necessità sentimentale e, pur nell’urgenza e nell’istintività, quello che emerge è la capacità naturale di aggiungere al suono della parola, il “ritmo” che ognuno di noi ha dentro. e si prova a leggere solfeggiando un 2/4 e pensando alle sillabe come note musicali, si capisce meglio cosa intendo dire al di la della metrica ufficiale.

Sebastiano A. Patanè Ferro

Il Collettivo

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