La Crocifissione di Raffaello. Cinquecento anni dopo

Moriva a Roma cinquecento anni fa, il 6 Aprile del 1520 all’ età di 37 anni, Raffaello Sanzio detto l’ Urbinate ( Raphael Vrbinas ), che nella breve parabola della sua vita cambiò la storia dell’ Arte: pittore, architetto e studioso dell’ antico.

Nato ad Urbino nel 1473, figlio del pittore Giovanni Santi, inizia presto il suo percorso formativo nella bottega paterna tanto che già nel 1500 (quando riceve la commissione per la pala d’ altare destinata alla chiesa di Sant’ Agostino di Città di Castello) veniva indicato con il titolo di magister.
Ma proprio questa fase della vita di Raffaello, della sua formazione e della sua prima attività , è ancora oggi al centro dell’ attenzione di molti studiosi soprattutto in riferimento all’ adesione (e poi superamento) agli stilemi del Perugino.
É poco probabile l’ ipotesi che l’ apprendistato dell’ Urbinate presso il Vannucci si sia compiuto in un periodo antecedente la scomparsa paterna, come sostiene il Vasari, ma viene ricollocato cronologicamente dalla critica moderna negli anni compresi tra il 1494 e il 1502.

Lo studio dei documenti e delle prime opere di Raffaello tende ad evidenziare un maggior riferimento ai moduli compositivi del Santi (avvolarando la tesi della formazione con il padre) mentre solo in quelle realizzate tra il 1502 e il 1504 si registra un avvicinamento alla produzione del Perugino che però va oltre il semplice influsso o adesione da parte di un allievo: il talento e la sensibilità architettonica uniti all’ ambizione del Sanzio sembrano palesare una chiara volontà di “competizione” col Perugino.
Raffaello, nel confronto col “maestro” apporta sostanziali modifiche architettoniche/prospettiche alle composizioni applicando rigorose regole geometriche come nel caso della Crocifissione Gavari, dove sono molteplici le citazioni e le assonanze.

L’ opera, realizzata per l’ altare della famiglia Gavari in San Domenico a Città di Castello tra il 1503-1504, parte da prototipi del Perugino nello schema compositivo generale ma presenta significativi “aggiustamenti” che derivano da una diversa cultura figurativa che si avvale del disegno come strumento che rende i personaggi più naturali (nelle pose e nelle espressioni) e di una correzione ottica operata attraverso uno studio del rapporto tra il dipinto e il riguardante, funzionale alla posizione dello spettatore il cui occhio viene guidato verso il fondo mantenendo, comunque, la centralità della Croce.

PIETRO VANNUCCI detto il PERUGINO
Chiesa di S. Agostino, Siena
Raffaello – Crocifissione Gavari 1503-1504 National Gallery Londra

 

La composizione, attraverso raffinati effetti ottici riconducibili più alla cultura architettonica urbinate che a quella umbra, viene articolata secondo il modulo base della circonferenza: le figure disposte a “cuneo” intorno al crocifisso; la curva della centina della tavola e l’ orizzonte formano un cerchio il cui centro é la figura di Cristo a cui, a differenza del Vannucci, applica una ulteriore curvatura alle ginocchia verso sinistra rispetto all’ asse del dipinto.

Raphael Vrbinas, divoratore di novità e genio sensibile. Cinquecento anni dopo scoppia ” l’ anima di dolore a ognuno che quivi guardava”.

Testo critico a cura di Ilaria Giacobbi

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