MANI IN ALTO – Impressioni da una gara poetica

di Antonio Tiani

Murazzi Poetry Slam, la terza data del campionato nazionale che si è svolto  il 16 Ottobre a Torino, ha visto la vittoria di Lara Gallo ed è stato un importante momento di condivisione poetica.image

Il racconto della serata del poeta Antonio Andrea Tiani… Dunque

MANI IN ALTO..

Mentre pedalo mi domando se qualcuno, guardandomi, indovinerebbe mai dove stia andando. Impossibile. Fino a qualche mese fa nemmeno io immaginavo esistesse una cosa simile. Il Poetry Slam.
È una gara tra poeti. Ogni poeta ha tre minuti per leggere/dire/recitare una o più poesie senza ausilio di musica, costumi, scenografia. Scontri diretti. Il pubblico vota. Chi vince passa il turno.
Mi domando che senso abbia gareggiare intorno alla poesia.
La competizione è il cavallo di Troia per far conoscere poesie e poeti al pubblico, mi rispondo.
Ma, se la gara è solo un pretesto, perché sono nervoso?
Per allontanare la tensione mi guardo intorno.
Riconosco subito i miei colleghi-avversari. Hanno quasi tutti la stessa espressione concentrata e vagamente impaurita. E poi tengono in mano qualcosa. Chi una cartellina (con dentro le poesie), chi un quaderno, chi un libro, evidentemente auto-prodotto, a giudicare dall’impaginazione della copertina. Ora, con tutti questi indizi, sarebbe più facile indovinare cosa stiano aspettando di fare questi individui.
Non riesco a non pensare a quanto rischiamo di apparire patetici. Ci teniamo stretti le nostre poesie. Non ci azzardiamo a presentarci, a stringerci la mano. Ognuno convinto di avere talento. Convinto di avere qualcosa di importante da dire.
Perché, quando mi imbatto in un poeta sconosciuto, la mia prima reazione è di diffidenza, disprezzo, compassione? Non dovrei essere solidale con i miei colleghi? No. Perché? Perché sono il migliore, naturalmente. Non ho ancora ascoltato un verso dei miei avversari, ma ho già il mio verdetto. Una giuria composta da me solamente mi ha già incoronato.
Se sono così sicuro, perché sto tremando? Fa freddo. Certo, ma non solo. Ho paura, naturalmente. Di che? Mi sono già esibito in pubblico. Ma questa volta è diverso. Stavolta c’è un passo in più da fare.
Il poeta è uno che dovrebbe avere il coraggio di dire sempre la verità. E poi, magari, dichiararla anche ad alta voce davanti a un pubblico. Spesso è una verità che riguarda il suo intimo.
Ma stavolta è diverso. C’è qualcosa di più. Stavolta siamo in gara. E per quanto il maestro di cerimonie si prodighi nel ripetere che più che uno scontro questo è un incontro, nessuno di noi, ne sono sicuro, riesce a crederci.
Perché non solo dovremo avere il coraggio di dire la verità su noi stessi in pubblico, ma da questo pubblico saremo anche giudicati nel modo più immediato, brutale ed elementare che ci sia. Elementare, nel senso scolastico. Come alle scuole elementari. Per alzata di mano. Alzi la mano chi preferisce la poesia di…
È un rito violento e bellissimo. Non ci sono filtri. Anche chi ci ascolta è chiamato a dire la verità. E io lì, a sospirare, aspettando che nella penombra vigliacca del pubblico si alzi una mano in più, per me. Che mi dica nient’altro che sono io il più bravo, naturalmente. Come a scuola. Che merito di essere amato per le mie poesie, per le mie verità e per come le traduco in versi.
Mi sono messo nudo davanti a degli sconosciuti e adesso non c’è niente di più che possa fare. Solo aspettare che le loro mani si alzino. E allora che qualcuno mi perdoni se odio il pubblico e non ne posso fare a meno. Di lui e delle sue stupide manine che devono fare clap clap e poi alzarsi in alto. Solo questo gli chiedo.
E che qualcuno, allora, possa perdonare il pubblico per il suo verdetto.
Sono arrivato secondo, naturalmente.

E se volete riascoltare la serata su SLAM ITALIA RADIO, che ha  proposto, con successo, una diretta della fase finale dell’evento.

Slam Italia su Facebook

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *