Metafisiche e Avanguardie.

De Chirico

Prima di essere cézanniani, picassiani, soutiniani o matissiani, e prima ancora di avere l’ emozione, l’ angoscia, la sincerità, la spontaneità, la spiritualitá, i nostri geni  modernisti farebbero bene a imparare a fare una buona e bella punta al loro lapis”.

Formatosi tra il 1907 e il 1909 nel clima simbolista di Monaco di Baviera e animato da un autentica   passione per la mitologia greca, De Chirico è sottile lettore di Nietzsche  di cui condivide l’ idea di una Grecia culla della civiltà e del pensiero occidentale. Lucido osservatore delle questioni artistiche contemporanee, dopo gli iniziali entusiasmi il pittore muta il proprio atteggiamento  verso le avanguardie europee, alle quali rimprovera l’eccessiva preoccupazione per i problemi linguistici a discapito di quelli filosofici. Secondo De Chirico le avanguardie  avevano prodotto un inevitabile scollamento con la realtà, una perdita di memoria nei confronti della tradizione.

imageDal 1910 è a Firenze dove dipinge il suo primo quadro “metafisico”, Enigma di un pomeriggio d’autunno, rivisitazione piena di mistero del monumento a Dante in piazza Santa Croce. Nelle successive piazze d’Italia i temi della sua poetica (la solitudine, i misteri dell’infinito e del tempo, l’ignoto, l’ enigmatico) sono ambientati nello scenario trasognato e quasi sospeso in un tempo immobile di piazze assolate e deserte,  in cui le architetture classiche alternate a torri presentano allo spettatore ambientazioni diversissime per epoca e stile che grazie a De Chirico riescono a convivere.   Il riferimento alla filosofia greca sottolinea la volontà di attingere tramite la pittura una verità  trascendente, situata al di là della realtà fenomenica conoscibile attraverso i sensi.image

Quella di de Chirico è una vera e propria parabola evolutiva artistica: nel 1917 con Carrà, a Ferrara, inizia un nuovo periodo  in cui si concentra sull’elaborazione della pittura metafisica che viene resa esplicita dal dipinto Le Muse Inquietanti; nel 1918 inizia la collaborazione con la rivista “Lavori  plastici” e nel 1919 pubblica importanti   testi teorici Arte metafisica e scienze occulte e il Rintorno al mestiere che aprono la seconda fase della sua opera, segnata dal definitivo superamento delle avanguardie. Nel 1926 avviene la rottura definitiva con i surrealisti francesi e il suo dipinto  Autoritratto suggella il ritorno ai modelli degli antichi maestri. Continua la produzione di testi critici letterari e inaugura una fertile attività per il teatro creando scene e costumi. Dal 1932 ritorna in Italia dove si stabilisce tra Milano e Roma.  Qui morirà all’età di novant’anni.

Ilaria Giacobbi

De Chirico a Ferrara 

Metafisiche e Avanguardie 

Palazzo dei Diamanti

14 Novembre 2015 – 28 Febraio 2016 

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