Pillole di Bauhaus… Anniversary

Le opere d’ Arte di “The Room Exhibition” nel testo critico del curatore  Ilaria Giacobbi

Bauhaus Home Gallery, dopo aver inaugurato la stagione espositiva ad Ottobre come spazio espositivo accreditato dal Rome Art Week 2018, celebra i cento anni dell’ anniversario della celebre scuola e movimento culturale ( a cui nel nome si ispira) che ha profondamente caratterizzato il XX secolo con il progetto artistico “THE ROOM Exhibition”: una collettiva che nasce con il concept di “fare ed esporre ARTE” in spazi INFORMALI.

 

Bauhaus Home è un luogo che nel nome si ispira alla Staatliches Bauhaus di Weimar e come questa, che nacque in risposta alle esigenze che già dalla fine dell’Ottocento avevano dato vita ai movimenti Arts and crafts e Deutscher Werkbund, vuole imporsi alla ricerca di nuovi metodi educativi e di approccio all’ arte finalizzato all’integrazione, all’unità e armonia tra le diverse attività artistiche.


The Room Exhibition, all’ interno di Bauhaus Home Gallery, nasce da un’ idea di una condivisione artistica “inclusiva e non esclusiva”, dalla volontà di realizzare un progetto artistico improntato volutamente sull’ ambiguità: l’ Arte Contemporanea viene esibita, mostrata all’ interno di spazi museali ma, partendo dal concetto di “ARTE LIBERA & LIBERATA” ogni luogo è spazio espositivo, perché ovunque ci sia il BELLO e chiunque possa fruirne.

Una Collettiva concepita come un progetto di sperimentazione artistica Pop: all’ interno di Bauhaus Home, infatti, si va a ricreare una Factory, una vera e propria palestra di creatività, animata da Artisti ed esperti d’ arte, dove lo spazio espositivo diventa luogo d’ elezione, officina dove tutti sono mossi da un intento comune, l’ Arte in divenire, riflesso/manifesto di ogni epoca, esaltandone il rapporto dialettico con lo spettatore/fruitore che ora vede l’ opera d’ arte sdoganata dal suo naturale contesto espositivo per essere (ri)collocata all’ interno delle mura domestiche.
La collettiva, strutturata come “un’esposizione nell’esposizione”, nel titolo The Room Exhibition palesa il suo contenuto: le creazioni artistiche vengono collocate in ogni stanza, suddivise per stile, corrente o tematica con un allestimento che non altera lo spazio domestico ma con l’ opera d’ ARTE dialoga: un percorso espositivo in una casa/atelier .

Artists: Patrizia Caffaratti, Fabiola Medici, Dayana Sharon Marconi, Paolo Repetto, Battista Doneddu, Danilo Susi, Daniele Ruffini, Giulia Negrini, Reuse Design.

Art Curator Ilaria Giacobbi 

Le opere, scelte su tematica libera (al fine di indagare la libertà di espressione di artisti contemporanei), si collocano nell’ esposizione totale come capitoli di un racconto il cui continuum è rappresentato, come un filo narrativo, dal colore, dalla sua valenza metaforica, dal suo potere evocativo.. dalla sua energia.

Il colore come protagonista è rappresentato dal progetto fotografico “L’ energia del colore” di Fabiola Medici: tratte da un diario di viaggio fatto di immagini, le foto sono collocate all’ interno della mostra in rapporto dialettico con le altre opere esposte donando ritmo all’ esito d’ insieme.

L’ artista espone una selezione scelta delle ventitré fotografie (digitali) totali che esaltano il colore come mezzo espressivo e lo pongono come unico soggetto, in un processo di libera indagine di relazioni tra colori, forme ed esseri viventi “alla ricerca di un’unione emotiva che scaturisce dall’energia cromatica, come un caleidoscopio. (…) Spontaneità assoluta guida la macchina fotografica che immortala, più che i soggetti la luce profonda della nostra anima.”

 

Il colore fa da sfondo anche al lavoro fotografico di Danilo Susi, che ha come soggetto il lago di SCANNO, “IL CUORE” DEL LAGO”: l’ artista attinge all’ esperienza impressionista e attraverso l’ utilizzo del medium fotografico registra con immediatezza la peculiarità dei dati visivi, con le loro molteplici variazioni, anche nel breve tempo, di luce e atmosfera, con l’ unico intento di restituire ciò che vede l’ occhio.


Il colore dell’ acqua, che per definizione risulta esserne priva, viene quindi “fissato”, bloccato in un’ (fermo) immagine, nei vari mutamenti di luminosità: ritornando di continuo sullo stesso soggetto in diverse ore del giorno o in differenti stagioni dell’anno, dunque in condizioni atmosferiche e di luce ogni volta diverse, l’artista palesa il suo intento di restituire l’ impressiona vera di un aspetto della natura.
Una parete azzurra fa da sfondo, nell’ allestimento, ai due pannelli che rappresentano i colori del lago durante le quattro stagioni, insieme allo scialle in lana e seta che riproduce un’ immagine invernale a al gioiello (in vetro soffiato tipo “Murano”) che riproduce la forma di “cuore” che assume il lago visto dall’alto.

Le opere, e il loro significato metaforico, insieme a quelle di Fabiola Medici (che hanno come soggetti i fiori) e quelle di Giulia Negrini sono collocate nella Room che, grazie al colore blu usato in più variazioni sulle pareti e i complenti di arredo, ci colloca in una dimensione intimistica e suscita sentimento panico, risveglia la necessità dell’ uomo di ricongiungersi come, “uno nel tutto” e “tutto nell’uno”, alla natura intesa come generatrice di vita, in un continuo divenire, eterno e mutabile.

Giulia Negrini presenta all’ interno di Bauhaus Home Gallery una serie di opere frutto di un percorso artistico, a cui coincide quello umano, tratte dalla collezione “Elevare la propria natura”.
L’ Artista, già nel titolo, manifesta il chiaro intento della sua ricerca interiore, tradotta in chiave pittorica, che eleva l’ Arte alla funzione “salvifica” e non la “relega”’ soltanto a quella di mero strumento indagatore delle pulsioni e delle emozioni.É attraverso il potere evocativo del colore che, Giulia Negrini, attribuisce e rafforza il significato delle sue creazioni: i soggetti, elementi naturali, sintetizzati nelle forme, sono collocati in una dimensione che suscita sentimento panico, dove avviene la fusione tra l’ elemento umano e la natura, intesa dall’ artista come entità viva e in movimento continuo, fino alla loro fusione di “uno nel tutto e tutto nell’ uno”. Labile il confine tra il cielo e il mare dove “convivono” fiori, pianeti e pesci.

Il blu, usato in più variazioni cromatiche, ricopre interamente le tele, piccole ma essenziali, e si fa soggetto di un paradigma che gli attribuisce ogni sua valenza filosofica e metaforica: è il colore che rimanda al silenzio, alla quiete e alla gioia di vivere in uno stato di meditazione e contemplazione, geometricamente associato alla forma del cerchio, simbolo dell’ eterno moto dello spirito, in alcune credenze orientali anche di immortalità dello stesso.

 

 

 

L’ingresso, inteso come luogo di transizione, ospita quattro opere di Paolo Repetto desunte dalla

collezione fotografica Presenze: le foto, riprodotte su plexiglas e realizzate attraverso l’impiego di polvere pirica e polvere fumogena con innesco a bassa intensità, pongono l’attenzione sul concetto dell’esistenza. I soggetti, figure evanescenti, diventano assenze/presenze collocate all’ interno di luoghi/non luoghi, stanze concepite come contenitori di presenze evocate, anche, nel ricordo; i colori accessi si alternano alle luci deboli e si compenetrano con le zone dove predomina il buio proiettando lo spettatore in una dimensione atemporale, alla ricerca di elementi codificatori tratti dalla propria memoria inconscia.

Nel minimalismo del bianco nero trovano collocazione le sculture di Daniele Ruffini che si pongono, fisicamente ed idealmente, come basamento solido alle fotografie di Dayana Sharon Marconi, tratte dal progetto fotografico I can hear you now: In the Kitchen, come un’ esposizione a se stante, accoglie la sinergia di più discipline artistiche

Dayana Sharon Marconi approfondisce il disagio interiore del singolo, che emerge attraverso il grido liberatorio: l’ arte, la fotografia come mezzo di ricerca psicologica, strumento indagatore di un disagio psichico. L’ artista realizza foto che hanno uno scopo didattico/dimostrativo: i soggetti, ripresi nell’ attimo stesso in cui urlano, diventano immagini dinamiche, in movimento, seppur bloccate e chiuse in uno scatto.

Esse rappresentano il procedimento opposto alla compressione, la deflagrazione nell’ attimo stesso in cui ciò avviene; vogliono documentare un’ esperienza emotiva e psicologica che comunemente è considerata “devianza” ma, al contempo, coinvolgere lo spettatore fino a consentirgli di esplorare se stesso mentre osserva il dolore altrui. Grazie all’ impiego di diverse discipline artistiche (fotografia, video art, suoni e musica) l’ artista trasforma ciò che generalmente è considerato distruttivo in un’ azione di costruzione ottenendo il pieno coinvolgimento dello spettatore.

Le sculture di Daniele Ruffini sono collocate nell’ allestimento per rafforzare il concetto del COSTRUIRE”, concepite come rappresentazione sintetica, attraverso forme geometriche pure, dell’ “espressione esterna di un controllo interno”. L’ artista giunge ad armonizzare gli elementi e la diversità dei materiali utilizzati fino all’esito finale, sculture che si fondano sulla precisione delle regole matematiche e geometriche, essenzializza le forme eliminando la contrapposizione tra materia e “contenuto” inteso come “significante” dell’opera.

Le creazioni seppur solide concettualmente presentano un “ossimoro” insito dato dalle caratteristiche fisiche e chimiche della materia che le compone: il siporex, materiale aerato, leggero, sezionato in piccoli blocchi geometrici e utilizzato per riempire i vuoti nello spazio, mantiene una innaturale sospensione sorretto da una minimale struttura in ferro nero che, nella totalità delle opere si pone con la valenza di “ossatura”.


È quindi attraverso il linguaggio artistico e la materia che le opere di Daniele Ruffini acquistano la loro piena e totale valenza contenutistica.

Ad aprire la sezione espositiva dedicata alla Donna le opere pittoriche di Patrizia Caffaratti che indagano l’ universo femminile e rimandano ad un’ interiorità che viene messa a nudo: i corpi collocati al centro della scena, in posizione dominante, spogliati da ogni orpello si articolano sulla carta bianca con essenzialità delle forme e festoso cromatismo, mostrandosi nella loro perfezione anatomica. L’ artista, laureata in medicina e chirurgia, attinge alle conoscenze dell’ anatomia che unisce al talento artistico: razionalità ed estro creativo convivono in una dimensione metafisica, di rarefatta sospensione.

 

 

 

Nei suggestivi scatti fotografici di Fabiola Medici, Roma diventa, metaforicamente, donna, i suoi monumenti, intesi come architettura verticale, tornano a poggiarsi, nell’ allestimento, su quella orizzontale rappresentata dai Sanpietrini: come in un gioco di rimandi iconografici e attribuzioni di significato sulle storiche pietre, a simboleggiare ancor di più Roma nel suo duplice ruolo di Donna e Città Eterna, sono adagiati i gioielli realizzati con Design Eco Sostenibile da Reuse Design®.

Reuse Design® (brand 100% Italiano) dona una seconda vita “nobile” ad oggetti industriali per continuare a diffondere un messaggio di grande valore etico. I materiali (bulloni, cerniere, dadi, piastre di acciaio), attraverso il processo della galvanizzazione, vengono riconvertiti in gioielli unici a partire dall’ idea che diventa forma attraverso l’ atto creativo: l’ oggetto finale, assemblato a mano, acquista un valore aggiunto rispetto alla sua essenza originale grazie al processo di produzione, volto alla sostenibilità e durabilità.

Luca Idili, artista sardo che vive in Malesia dove continua il suo percorso formativo artistico, presenta una serie di opere concettualmente Pop ma che trovano completamento nello stile iper-realista.

Irriverenti, a tratti paradossali, i dipinti (olio su tela) hanno come soggetti personaggi desunti dal

mondo ludico dei bambini ma nei titoli palesano la sottile ironia dell’ autore : la festosa e sorridente Hello Kitty diventa High (ubriaca), i Playmobil si trasformano in giovani impegnati (Busy Boys) in un’ improbabile operazione logistica.
L’ artista caratterizza i personaggi dei suoi dipinti per contrasto, li slega da ogni convenzione e, celata la maschera, ne mostra l’ essenza.
La padronanza della tecnica si manifesta attraverso l’ uso del colore ad olio sapientemente steso sulla tela e nei trapassi dello stesso, che rende reale ciò che non lo é.

 

 

 

 

Testo critico
Ilaria Giacobbi

“Bauhaus Anniversary: The Room Exhibition on Tv”
27.04.2019 / 27.05.2019
Bauhaus Home Gallery
Via Oreste Mattirolo 23 00171 Roma

Spazio espositivo accreditato RAW

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Regione Lazio – Comune di Roma – Assessorato alla crescita culturale- Unione InternazionaleSapienza Università di Roma – Confesercenti Roma – Assoturismo Roma – AssoHotel Roma – Confederazione Italiana di Unione delle professioni intellettuali

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