Question Slam: interviste  sul POETRY SLAM italiano. Maria Giulia Mecozzi

Maria Giulia Mecozzi, giovane poetessa di Martinsicuro (Teramo), è una delle figure emergenti del poetry slam del centro Italia, attiva in Abruzzo e nelle Marche, si è aggiudicata il 26 luglio 2015 la prima data del campionato di SLAM ITALIA a San Benedetto del Tronto, il Palazzina Azzurra Poetry Slam nell’ambito del Festival Internazionale della Poesia. Inoltre ha condotto con successo il Martin Poetry Slam, da lei ideato, che si è tenuto a Martinsicuro il 29 novembre 2015.

Come hai scoperto il Poetry Slam?
Quando si dice: “Eh che caso”. Con il Poetry slam è andata proprio così. Avevo appena pubblicato il mio primo libro e raccolta di poesie, “Le Vie del Disagio”, e fatto già due presentazioni. Girovagando su Facebook notai l’evento sulla pagina della Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto. All’inizio pensavo fosse un concorso di poesia come tanti altri ed invece, leggendo il regolamento, mi accorsi che non era così. O meglio, era si un concorso di poesia ma orale ed io, premetto, non avevo mai recitato una mia poesia. Durante le presentazioni fatte fino a quel momento non avevo mai trovato il coraggio di leggerle in pubblico. Probabilmente perché non mi ritenevo capace di farlo. Ed invece…Il Poetry Salm mi ha fatto incontrare un modo nuovo di fare poesia e forse l’unico che mi consente di portarla tra la gente e di esprimermi attraverso essa. Quel luglio scesi dalla mia torre d’avorio e cominciai a declamare, accorgendomi che era la cosa più bella che potessi fare per me, per gli altri ma soprattutto per la poesia. Da allora non mi sono più fermata.

Cosa ne pensi di questa pratica poetica?
In molti pensano che questa pratica poetica uccida la poesia, proprio perché dietro la declamazione c’è anche una gara. In realtà, quando si fa seriamente Poetry Slam, la competizione dovrebbe passare in secondo piano e pensare solo a ciò che si vuole trasmettere in quel momento. Per questo non ci trovo nulla di diabolico nel fatto che dei brani poetici vengano fatti sfidare. La vita stessa è una sfida e dunque, perché non far vivere anche queste poesie? La sfida tra brani poetici credo sia un bel modo per rendere viva la poesia e richiamare l’attenzione di un pubblico che, se non dovesse giudicarti, diciamo la verità, non ti starebbe nemmeno a sentire.
Certo è che poi rimani male quando vedi gente che pur di vincere è disposta a portarsi dietro una squadra di calcio per farsi votare. Però, credo che anche questo faccia parte del gioco. I furbetti, come nella vita, anche in questi campi, a volte fanno capolino nonostante le battaglie di chi lotta affinché rimangano puri ed incontaminati.

Tu sei anche un MC cioè una conduttrice di Poetry Slam nell’ambito del campionato SLAM ITALIA, come è stata la tua esperienza?image
E’ stata una delle più belle esperienze mai fatte, dopo quella di partecipare e vincere un Poetry Slam ovviamente. Certamente faticosa, sia perché ho dovuto organizzare e gestire il tutto da sola sia perché erano tanti i poeti in gara, ma da cui ho tratto una forza in me stessa enorme. Inoltre, in una cittadina come la mia piccola Martinsicuro, che difficilmente risponde a questo tipo di eventi culturali, la partecipazione e la curiosità per questo nuovo modo di far poesia è stata tanta. Il pubblico è stato numerosissimo ed ha partecipato in maniera attiva senza mai annoiarsi. Queste son soddisfazioni.

Che importanza ha oggi rendere pubblica la poesia?
Direi che è fondamentale, soprattutto se le poesie che si scrivono sono a forte impatto sociale. Io dico sempre che se compito del filosofo è quello di saper rintracciare e cogliere le crepe su un muro che, agli occhi dei profani appare ben levigato e privo di qualsiasi imperfezione, il poeta ha il dovere di guardare dentro quelle crepe e il potere di saper descrivere dando senso a quella realtà che troviamo all’interno. Una realtà non sempre rosea, spesso amara e che spaventa. Una realtà totalmente diversa, impossibile da descrivere attraverso le categorie classiche della vita quotidiana; impossibile da arrestare attraverso le coordinate spazio temporali su di un diagramma cartesiano. Per questo esiste la poesia e declamarla tra la gente rendendola pubblica e fruibile può aiutare certamente a risvegliare menti sopite e a trasmettere una visione del reale che, benché soggettiva, rimarrebbe a lui sconosciuta. Se giustamente interpretate ed indirizzate, le parole di una poesia possono far più male delle armi da fuoco.

Hai al tuo attivo un libro recentemente pubblicato, ce ne vuoi parlare?
Nell’estate del 2015, ho pubblicato il mio primo libro e raccolta di poesie intitolato, “Le Vie del Disagio”, edito presso la casa editrice “Il Martino”.
“Le Vie del Sisagio” sono un viaggio nel mondo personale di ognuno di Noi. In questa prima raccolta ho cercato di percorrerle nella maniera più neutrale possibile, senza mai esplicitare il “mio disagio”, affinché ogni lettore potesse metterci il proprio. Un disagio che porta con sé la eco di un Noi che mai si placherà e che dà voce, attraverso la poesia, a tutta la drammaticità di un’epoca che vede la messa in crisi di quei valori importanti per una società dicasi democratica, anche attraverso la vita di quei personaggi che nella storia hanno combattuto per difenderli.
Un libro che, scevro da qualsiasi mira autobiografica, si propone un duplice obbiettivo: interiore (personale) e esteriore (sociale). Infatti, se da una parte cerca di far luce sulla tematica del male di vivere, dall’altra può essere anche considerato un libro a sfondo sociale e profetico che, con una poesia scritta tre anni fa, non rimane indifferente, nemmeno di fronte al disagio vissuto dall’immigrato che oggi si vede rifiutato “per schifo e per paura”.
Un’opera che, nella terza ed ultima parte, cerca un riscatto e soprattutto si apre alla speranza di un vivere differente, non più sotto il giogo del disagio. Una vita che si apre alla possibilità di acquietarlo, mettendolo in un angolo, lasciandolo parlare e a volte risalire ma mai più comandare. Questo è l’unico modo affinché si dia la presa di coscienza che le vie del disagio sono percorsi su cui ognuno di Noi si trova a affrontare, perché è solo percorrendole che potremo vivere e gustare, anche se brevi, momenti di gioia, serenità e felicità. Il disagio che ci accompagna non è sempre un male.

Maria Giulia Mecozzi

A cura di Max Ponte & Ilaria Giacobbi image

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *